Breathe

è un progetto che nasce dall’esigenza di parlare. Non sempre ascoltata. 

 Respira

Una parola così semplice, un movimento involontario che facciamo costantemente senza renderci conto che se venisse a mancare non riusciremo a sopravvivere. Lo abbiamo così vicino che non possiamo pensare di non averlo. Parlare, io credo sia la stessa cosa, unica differenza, abbiamo la scelta di non farlo, non ci uccide subito, ma lo fa nel tempo, come una malattia. La parola è il cibo della nostra anima, del nostro intelletto, è quell’ingrediente senza il quale non potremo muoverci, e mi direte ‘abbiamo le gambe per farlo’, si, ma avete mai visto una grande evoluzione aver preso piede senza la parola?, un grande incontro senza un ‘ciao’, una grande scoperta senza una spiegazione, un semplice aiuto in un semplice ‘ci sono io qui per te ora’, è così semplice parlare ma anche così complesso, l’80% delle cose che vorremmo dire in realtà le teniamo per noi, quasi gelosi di quello che potremo divulgare, per paura, per egoismo, per superficialità o semplicemente per buon senso o perché raccontare a chi non ascolta?. 

Allora ci limitiamo a sorridere, ad annuire, a trovar qualcosa da ‘dire’, non qualcosa di cui ‘parlare’.

Ogni giorno mettiamo una maschera per affrontare la vita quotidiana, c’è chi ha scelto e chi è stato costretto. Ho sempre cercato di essere me stessa, ma spesso i miei gesti venivano fraintesi o usati contro di me.

Queste esperienze tuttavia non hanno contribuito a rendermi una persone diversa da quella che sono. Mi hanno portata ancora di più a credere che chi ci fa del male, anche in modo inconsapevole, o chi non riesce ad esprimersi davvero, probabilmente nasconde un dolore, una sofferenza  dovuta a pregiudizi. Ognuno di noi porta dentro di se delle storie, mi piace chiamarle STORIE INEDITE, che, belle o brutte che siano, ci hanno cambiati, ci hanno reso ciò che siamo oggi.

E’ un progetto creato giorno dopo giorno.  Le persone che ho fotografato non sono modelli, non sono stati chiamati per uno ‘shooting’, sono amici,conoscenti, figli, mogli, mariti, amanti; ho chiesto loro di scrivermi della parole, parole che potessero suscitare in loro delle emozioni, non per farli piangere o arrabbiare o ridere; non ho chiesto di parlare, strano vero?, ho chiesto loro di comportarsi ed essere semplicemente loro stessi, di levare quella maschera che molti di noi pensano di non avere, alla fine ho ascoltato, ho pianto con loro, mi sono arrabbiata, in completo silenzio, semplicemente ascoltando le loro parole, i loro racconti, la loro storia, breve, intensa, quasi come uno schiaffo in viso, una carezza, un bacio

Molti di loro mi hanno ‘ringraziato’ e ogni volta io ringraziavo loro, ma perché ringraziarsi per qualcosa che facciamo ogni giorni, qualcosa di così semplice.

Respirare.

Essere se stessi non è sinonimo di paura, ma di coraggio, a volte lo dimentichiamo.