La Generazione nel mezzo

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La mia generazione.

“Buongiorno Sig. A,

Oggi voglio rispondere ad un’affermazione che fece quella volta quando parlammo.

Sà lei ha ragione, io non potevo risponderle in quel momento, era il mio lavoro e si sà la vita privata va lasciata fuori.

Qualche notte dopo la nostra conversazione, ci ho riflettuto molto, sà guardando il soffitto al buio mentre la luna illumina leggermente di azzurro le pareti bianche, pensavo, pensavo a quanto nella mia vita tutto fosse cambiato.

Lei parlava di una generazione che non conosce, mettendo a confronto la sua, dicendo che sono due generazioni molto o troppo lontane.

Vorrei porle delle domande, anche se non avrò mai una risposta.

Lei è sicuro che la mia generazione è il futuro? sà io come la identifico?

La Generazione nel Mezzo.

Quella generazione che non è ne A ne Z, quella generazione che si è vista passare davanti il passato, il presente e il futuro, una generazione legata al giocare a pallone nel cortile con gli amici, al tempo dei primi squilli con i cellulari,  ai giorni passati davanti un computer a giocare ai videogame o a coltivare le prime cyber amicizie, si perché noi abbiamo visto scivolar via le lettere scritte a penna e inviate via posta, gli sms troppo veloci per rincorrerli, fino ad arrivare al futuro che vedevamo all’interno dei fumetti, le videochiamate dove la distanza non esiste più, ma quello che lei ha specificato quel giorno è cresciuto dentro di noi, ogni giorno, come un seme piantato e a poco a poco e innaffiato lentamente,

”la vostra generazione è una generazione, sola”.

Una generazione ormai convivente della tecnologia, che non ne può fare a meno perché il mondo gira lì dentro, in uno spazio che non ha dimensione, non ha tempo, dove vedremo crescere i nostri figli e morire i nostri genitori, e in questo spazio indefinito che molti chiamano internet, nascono i social, un luogo fatto per persone che si sentono sole, un luogo per farsi spazio tra il resto del mondo, un luogo dove le distanze si annientano e dove la privacy non esiste più, queste, tante di quelle affermazioni che ho sentito dire su questi ”strumenti”.

Ma ora sig. A le dico la mia, le dico cosa una ragazza di 24 anni pensa di questo mondo, il suo mondo, quello della generazione nel mezzo.

Non siamo stati noi a volere tutto ciò, e come ogni essere umano ci siamo adattati ai cambiamenti che la vostra generazione ci ha imposto, luoghi a cui dobbiamo appartenere, chi per lavoro, chi per svago, chi perché davvero si sente solo.

Questo luogo che lei tanto non accetta ma che ammette essere il futuro, è un luogo che ha dato a tante persone molte possibilità, un luogo dove ritrovare vecchi amici o annientare le distanze con parenti lontani o fidanzati, un luogo dove c’è libera opinione di pensiero e dove c’è confronto, ma anche un luogo di perdizione, di egocentrismo e di abuso.

Ed qui nel mezzo che noi ci troviamo, ragazzi cresciuti con i giocattoli, quelli veri, dove gli smartphone non esistevano, dove l’unico modo per contattarsi era il telefono fisso di casa, c’era il coraggio di avvicinarsi e riuscire solo dalle parole di quella persona a capire chi fosse, ma se si aveva qualcuno lontano, quella persona era davvero lontana, sola.

Oggi so che la mia vita è cambiata, nel mio privato, so di star entrando nel mondo degli adulti, iniziare a vivere da sola, concludere gli studi e inziare ad avere le prime esperienze lavorative, il primo stipendio, e sà penso come tutti i ragazzi che affrontano questo cambiamento, ho avuto anche io giorni difficili, giorni dove mi sono sentita davvero sola, giorni dove ho capito che in una città non mia, con i miei cari lontani, l’unica forma di uscita da quelle quattro mura che mi circondavano era quel computer che lasciavo sulla scrivania ogni sera e che mi aveva accompagnata per lunghe ore di studi o per progetti intrapresti per passione o per lavoro.

Oggi, come in quei giorni, mi dissi è solo una questione di mentalità, è solo un blocco di pregiudizi, apri quella porta ed entra anche tu in quel mondo, e proprio grazie a quel mondo ho conosciuto non solo persone fantastiche ma ho imparato a non sentirmi più sola e ad aprire una parte della mia vita agli altri, senza pregiudizi, senza blocchi, i primi contatti di lavoro, le prime conoscenze professionali, o semplicemente un luogo dove possa sentire i dialoghi del Mondo.

I social non sono solo luoghi per persone sole che non sanno cosa fare del proprio tempo.

Sono quel luogo dove l’Io diventa un Noi o dove km si annullano o dove L’io si identifica in un nome.

Un luogo nato per le persone, diventato business, nutrito da coloro che hanno bisogno di parlare e nel loro piccolo di essere ascoltati.

Ma con questo, anzi con questi pensieri, sembra conflittuari tra loro, le devo dar ragione, alla fine di tutto nell’assurdo di questa lettera, non si può fare di tutta l’erba un fascio, siamo semplicemente esseri umani che si adattano ai cambiamenti, che abusano questo strumento o che lo adottano per aiutare se stessi.

Ma una cosa è certa, come ogni cosa che ha un inizio avrà anche una fine, e quindi perchè non viversi ogni momento del cambiamento?

A presto Sig. A.”

 

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